Indovina chi corre oggi

Indovina chi corre oggi

Andare a correre.
Categorie di oggi ai blocchi di partenza.

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1) junior: l’hanno presa grossissima ieri sera ma domani hanno una partita di calcio. Da qualche parte devono ricominciare a vivere. Corrono come volano le cavallette, a cazzum.
2) senior: corrono come se non facessero altro nella vita e te lo fanno pesare con un’arrogante accelerazione durante il superamento.
3) ultra senior: arrancano quasi all’infarto ma sono arrivati prima di te al parco e sai benissimo che andranno dritto fino a dopo che te ne sarai andata.
4) fighesse: camminano come se lo facessero tutti i giorni, ma non è così. Si fotografano le scarpe per postarle su facebook e far credere a tutti che sono delle runner.
5) io: al secondo giro ho dato da mangiare alle papere.

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Buon sabato a tutti.

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Io e le cose da fare

Io e le cose da fare

Quest’opera si potrebbe intitolare: “Io e le cose da fare: ragazza con tazzina e ciuffo improbabile”

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E pensare che ho sempre sottovalutato l’enorme potere della caffeina. Così come ho sempre sottovalutato le milioni di cose che mi prefiggo di fare e che, puntualmente, finiscono per accumularsi tutte nello stesso periodo. Nella stessa settimana, giorno e momento.

Per fortuna quindi che ho riscoperto l’enorme potere della caffeina.

E del disordine.

Vedere tutti quegli impegni ammassati uno sopra all’altro, mi rende felice. Consapevole che da qui alla fine della mia vita, avrò qualcosa da fare.

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5 modi poco seri per sfuggire all’autunno

5 modi poco seri per sfuggire all’autunno

Partendo dall’amaro presupposto che amo questa stagione e che quindi mi riesce davvero difficile pensare a un modo per sfuggire alle sue adorabili conseguenze, cercherò lo stesso di mettermi nei panni di chi invece odia, dal più profondo delle viscere, foglie che cadono, pioggia e giornate con buio alle 17.

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Uscire dall’estate non è mai facile, soprattutto quando si è in ferie, felici ed abbronzati. Gli spritz ci hanno fatto compagnia per quasi tre mesi e ci ritroviamo del tutto riluttanti al pensiero di passare, in men che non si dica, alla cioccolata calda davanti al termosifone.

Ma non facciamo di tutti gli aperitivi perduti un dramma. L’autunno sa essere letale solo se non si sa come affrontarlo. Ecco alcuni modi – poco seri – per evitare di trasformare un cambio di stagione, in un testamento di morte.

PROGETTATE QUALCOSA A OTTOBRE/NOVEMBRE: lo so, il solo pensiero vi fa venire voglia di spararvi. A settembre è già stato traumatico tornare al lavoro e in palestra. Perché aggiungere altri impegni atti solo a riempire le giornate di ansia? Perché io sto parlando di un progetto che riguarda la sfera dei vostri interessi: una mostra, quel corso di cucina che avete sempre voluto fare o un bel ciclo di massaggi per dimenticare tutto e tutti, e darsi al relax. Troppo dispendioso perché avete speso tutti i soldi in vacanza? Niente paura. I volantini dei supermercati sono soliti mettere in offerta parecchi vini, soprattutto in ottobre. RIEMPITE LA CANTINA e fatevi massaggiare dal gatto.

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EVITATE IL CAMBIO DELL’ARMADIO: tutti gli anni la stessa storia. Lacrime su lacrime perché si mettono via le canottiere e i vestitini corti per fare spazio a maglioni di lana e jeans. Perché farsi tanto male? Non sarebbe meglio avere a disposizione sempre tutto? Se vi fa stare più sereni, tenete qualche maglietta a manica corta colorata sott’occhio, vi sembrerà che l’estate sia sempre alle porte. Pensate però di non avere abbastanza spazio dentro il vostro armadio? Occupate quello del vostro compagno o lasciate i vestiti su una sedia. Tanto, prima del prossimo giugno, non dovrete indossarli.

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GUARDATE TUTTE LE SERIE TV DISPONIBILI: lasciatevi stregare dal divano e dall’incredibile fascino delle serie TV. Non fate quelli che vogliono sempre andare controcorrente o, peggio ancora, quelli sempre fuori per locali a bere e incontrare gente. C’è un intero mondo di capolavori a portata di un clic; Netflix, l’amico con l’hard disk con 4 tera di serie scaricate, Sky o perfino il semplice digitale terrestre con il buon vecchio ER – Medici in prima linea. Pensate che sia troppo da “nerd”? Vi ricordo che siete quelli che hanno speso tutti i soldi durante le vacanze estive. Concedersi un po’ di sano Cinema at home farà bene anche alle vostre finanze.

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ORGANIZZATE CENE A CASA VOSTRA: se siete quel tipo di persone che proprio non riesce a digerire il fatto che non si possa più uscire tutte le sere perché c’è nebbia, poca voglia di vivere e quella tremenda umidità che fa sembrare i vostri capelli come appena usciti da una battaglia con un tifone, organizzate qualche aperitivo (o cena) direttamente a casa vostra. Potrete mettere il riscaldamento a 35° e rovesciare un intero camion di sabbia nel vostro soggiorno: servire mojito e patatine fino all’alba. Amazon penserà al resto degli accessori. Non avete abbastanza soldi anche per questo? Siete delle ciabatte rotte in cucina? Una pizza d’asporto e quattro risate risolleveranno tutti gli animi.

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FATEVENE UNA RAGIONE: tutto torna, tutto gira e anche l’estate arriverà di nuovo ad allietare la vostra vita. Lamentatevi se volete su Facebook e tutti i social per esprimere la vostra viscerale antipatia verso questa stagione, ma non vi aiuterà a ottenere quello che volete. Fate amicizia con un maestro yoga e, se necessario, fate meditazione. Ma soprattutto, FATEVENE UNA RAGIONE. Così come gli altri si sono fatti una ragione per il caldo, la sabbia nel costume e la vostra estrema voglia di socializzare da ubriachi.

Detto questo.

Buon autunno!

 

 

Animali Fantastici (della Bassa) e dove trovarli

Animali Fantastici (della Bassa) e dove trovarli

L’anno scorso una cara amica mi ha regalato la raccolta di racconti “L’Osteria della Fola” dello scrittore emiliano Giuseppe Pederiali. Scontato dirvi che, dopo la lettura, me ne sono subito innamorata.

Racconti ambientati nelle “misteriose” terre tra Modena, Bologna e Ferrara (se volete saperne di più, ne ho scritto su CrunchEd – MINIRECENSIONI) abitate, per l’autore e per la tradizione locale, da bestie magiche.

Immediato è stato dunque il pensiero di riproporlo a un pubblico di ascoltatori.

Da qui la creazione del reading ANIMALI FANTASTICI (DELLA BASSA) E DOVE TROVARLI, che andrà in scena domenica 12 NOVEMBRE 2017.

Personaggi grotteschi e animali leggendari.

Uno spettacolo davvero da non perdere!

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“Tesoro, mi sono cresciuti i nipoti”

“Tesoro, mi sono cresciuti i nipoti”

Oggi vorrei parlarvi del tempo che passa.

Anzi, no. Vorrei parlarvi dei miei nipoti che crescono, imparano cose e pretendono di insegnartene altre. Piccole spugne di apprendimento.

Il giorno prima puoi dire tutte le parolacce che vuoi, e quello seguente devi censurarti anche i pensieri perché loro sono pronti a ripetere tutto alla perfezione.

Per non parlare di quando non si reggono neanche in piedi e barcollano come scozzesi ubriachi, e un secondo dopo corrono come Bolt e si arrampicano su per i muri come Spider Man, mentre tu stai ancora cercando di capire COME QUANDO e SOPRATTUTTO PERCHE’ è successo COSI IN FRETTA.

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Già, quando è successo?

Che il tempo passa lo sappiamo tutti, e ce lo ricordiamo ogni istante della nostra giornata. Da quando suona la sveglia alle 7.15, a quando suona la campana in ditta, a quando lo stomaco reclama il primo spuntino delle 10, e così via, fino a sera.

Lo sappiamo che i giorni passano, che gli anni volano e che in men che non si dica passeremo da comprare i preservativi, a ordinare intere scatole di viagra, ma accorgersene guardando un nipote che prima ti chiede aiuto per salire sul divano e poi ti sfotte perché non sai usare il tablet, beh, è tutta un’altra cosa.

L’altro giorno mi è capitato di avere una conversazione con mia nipote Alice. Lei ha due anni e mezzo, e la proprietà di linguaggio ancora simile a quella di Pingu. Si mangia la maggior parte delle parole che dice, ma quando vuole, sa esser più chiara di un adulto.

E il guaio è proprio questo, che noi non siamo minimamente pronti al repentino cambiamento. Insomma, da quando passano da parlare come Pingu a un professore universitario. Perché è logico che non esistano mezze misure. Cambiano il tono della voce, scandiscono ogni parola, e iniziano a muoversi come piccoli umanoidi saccenti col pannolino.

Beh, vi dicevo che l’altro giorno ho avuto questa conversazione con mia nipote. A un certo punto, dopo aver ripetuto fino allo sfinimento tutte le parti del corpo, tutti i nomi degli animali e tutti i nomi di tutti i fratelli, cugini, nonni e gatti, io le ho fatto i complimenti e le ho detto che ormai è una bimba grande.

Piccola parentesi: quando fai un complimento a una bambina di due anni, non ti aspetti troppi ringraziamenti o sorrisi o controbattute. Ti aspetti che si faccia strapazzare di baci e basta, o che ti chieda di mettere un cartone animato alla tv.

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Alice invece mi ha guardata, io ho capito che il suo cervello stava elaborando la mia insinuazione e poi mi ha risposto: “No, zia, io non sono una bambina grande. Io sono ancora piccola.”

Capite? Il piccolo mostro aveva fatto un ragionamento, e me lo aveva fatto presente.

Stupidaggini, direte voi. Le cose vanno così. Loro crescono e noi invecchiamo.

Tutto vero.

Ma accorgersene guardandoli crescere è davvero letale.

Anche se immensamente, incredibilmente e meravigliosamente stupendo.

Ragazza di pianura

Ragazza di pianura

Io non sono una ragazza da pianura. L’uomo di pianura è un tipo alla Luca Gamberini: lui che la pianura la vive, la respira e la sa scrivere.
Io sono forse più un tipo da montagna. Alti e bassi, curve e tornanti, emozioni e nausea da mal d’auto. Come la montagna e chi la abita, non sono di così facile accoglienza. Prima di raggiungermi devi riuscire a non vomitare. E non sempre ci si arriva, proprio come in quei sperduti paesini dell’Appennino.
Dai, devo essere per forza un tipo da montagna, e non solo per il fatto che con tutta probabilità sono stata concepita tra i monti e anche addirittura partorita – il 1986 mia madre lo ricorda come un anno caldo ma così caldo che ha dovuto portarsi dietro il pancione con me dentro fino a 1300 metri, e anche lì non è riuscita a trovare pace; non credo per il troppo caldo, quanto più per colpa di quel pancione insofferente alla pianura.
Insomma, in pianura ci sono giornate che non passa una nuvola neanche a pagarla. In montagna invece nell’arco di 24 ore puoi arrostirti al sole, morire sotto una bomba d’acqua o volare via con un gelido vento del nord. La montagna è volubile, proprio come me. La pianura invece ha tutto lì, a portata di vista e di mano. E a me non piace avere tutto sott’occhio. Un po’ perché la verità molto spesso non voglio affrontarla neanche quando è evidente a un cieco, e un po’ perché mettere qualche curva tra me e i miei problemi, mi permette di arrivarci con calma – senza vomitare. E poi in montagna io sto davvero bene, e non solo per la temperatura meno carogna. La pianura è troppo schietta per una persona come me. Se ti lamenti lei ti ripaga con l’afa in estate e con la nebbia in inverno. Se non ti lamenti affatto, lei ti lascia lì a morire di noia. C’è che però, per apprezzare ogni salita e ogni discesa, serve un tragico punto zero. Piatto. Fermo. Liscio.
E anche se non sono una tipa da pianura, l’equilibrio l’ho sempre trovato solo qui.
Tanto stronza quando affascinante, questa dannata pianura. E mentre ripenso ai monti che ho appena lasciato, capisco forse di essere allora una tipa da collina.
In collina, almeno, non vomito mai.
Anche quando vedo un problema in lontananza.

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Il profumo della mamma ha sempre ragione

Il profumo della mamma ha sempre ragione

Ricordo che da bambina, quando mia madre usciva la sera, io ero solita spruzzare il suo profumo sopra Cirillo, il mio elefantino di pezza, per non dover sentire la sua mancanza sotto le coperte.
Aspettavo che chiudesse la porta, correvo in bagno a piedi nudi e mi arrampicavo sul mobiletto sopra il lavandino, dove teneva trucchi, creme e profumi. Afferravo il suo tanto amato La Perla e me ne ritornavo in camera per completare l’operazione.
Un paio di spruzzate, niente di più.
Dopo di che, lo rimettevo al suo posto.

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Era un profumo così buono. Sapeva di pace. Sapeva di lei.
Cirillo forse non la pensava come me, ma non si è mai veramente lamentato.
Ecco, ci sono giornate in cui vorrei spruzzare il profumo di mia madre sopra il cuscino. O sopra un fazzoletto. O sopra la mia sciarpa.
So che potrei telefonarle o addirittura andare a trovarla, ma non sarebbe la stessa cosa.
Ho bisogno di quel profumo.
Di tutto quello che significava per me, in tutte quelle sere che mi sentivo sola o non sapevo come fare per ingannare l’attesa del suo ritorno.
Quando mi sentivo piccola piccola in una stanza grande grande, con i mostri sotto il letto o accanto all’armadio. Quando avevo paura che mia madre non tornasse a casa. Quando sentivo il mio cuore farsi indifeso, perchè tutti gli altri della famiglia mi sembravano così lontani da me e io non sapevo come raggiungerli.
Beata età. Beati momenti di timore.
E beato quel profumo, che ancora oggi, se chiudo gli occhi, quasi mi sembra di sentirlo.
E sempre oggi, che sono grande, ma ancora non ho capito come funzionano certe cose della vita, devo fare a meno di quel profumo.
Ma vorrei tanto andare in bagno, aprire il mobiletto sopra il lavandino e trovarcelo dentro.